Gesù non ci ha lasciati
- clciit54
- 27 apr
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Molti noi sicuramente conoscono persone che ci hanno consigliato, ci hanno guidati in scelte difficili, e di cui noi ci siamo fidati. E magari talvolta quelle persone ci hanno lasciati. Forse un saggio genitore, un amico più grande, un mentore o professore. Ed è difficile avere quella separazione. Quando il nostro genitore non c’è più, quando ci laureiamo e lasciamo la nostra facoltà alle spalle, ci disorienta renderci conto che adesso, chi più chi meno, per molti conti dobbiamo vedercela da soli.
Forse saprete che il nostro fratello Sebastian tra un mese ritornerà in Finlandia. E ciò mi dà, da una parte, tristezza, ma dall’altra, preoccupazione. Tristezza, perché naturalmente ci siamo tutti affezionati a lui. Preoccupazione, perché Sebastian ha spesso saputo consigliarmi, in questi primi mesi di ministero, e per quanto viviamo nel XXI secolo, naturalmente la sua partenza significa che alcune cose le dovremo gestire un po’ più da soli. E sapete, affrontare le cose da soli con circa un anno di esperienza pastorale non è una cosa facile.
E un po’ come noi, anche gli apostoli devono fare i conti col fatto che il loro Maestro adesso sta per andarsene. È tanto sconvolgente come idea che all’inizio nemmeno capiscono. “Che vuol dire quando dice: ‘Ancora un po’ e non mi vedrete più … e ‘Me ne vado al Padre’?” Se ne va? Gesù se ne va? Quel Gesù senza il quale Giacomo e Giovanni cercano di prendere il primo posto, Pietro sfuria, e tutti si mettono a litigare? Quel Gesù al quale possiamo chiedere qualsiasi cosa e Lui ci risponderà, o ci guarirà, o ci incoraggerà… Lui se ne va? E noi come faremo?
E ovviamente questo non è solo un dubbio per i discepoli. Sono duemila anni che la Chiesa aspetta il suo Maestro, e non poche volte ci domandiamo: “Senza Te, come facciamo ad andare avanti?” Guardate a noi, questo piccolo gruppetto di credenti a Roma, quasi sembriamo un sussurro perso nel caos, nel rumore di questa città. Se domani sparissimo, forse pochi se ne accorgerebbero. Viene da domandare allora: che fare, ora che Gesù è tornato al Padre? “Come faremo senza di Te?”
E che dire delle nostre stesse vite? Quanto spesso ci sembra di fare fatica pure nelle cose più semplici. Più volte mi sono trovato a descrivere la mia esperienza di vita con una metafora. Sono come un’auto tutta rotta, coi pezzi appiccicati con il nastro industriale, due finestrini rotti, che funziona, sì, ma più per miracolo che per altro. Probabilmente molti di voi si sentono in modo simile. E Gesù dov’è? Che fare, ora che il Maestro se n’è andato? “Come farò senza di Te?”
E qui, perdonatemi, ma devo bacchettare un pochino gli editori del lezionario, perché hanno preso questa sezione del discorso di Gesù senza guardare che cosa dice subito prima: “Lo Spirito di verità vi guiderà in tutta la verità … prenderà del mio e ve lo annunzierà” (vv. 13-14). (Siamo nel periodo tra Pasqua e la Pentecoste, e vedrete che questa promessa dello Spirito comparirà più volte nel Vangelo di queste settimane). “Come faremo senza di Te?” In realtà, non siamo davvero “senza di Te”. Gesù non se ne va per lasciarci orfani. Manda in noi il suo Spirito Santo.
Ancora oggi, lo Spirito di Gesù è qui con noi: ogni volta che ci riuniamo nel nome di Cristo, ogni volta che la Parola è predicata e i Sacramenti amministrati, ogni volta che ci esortiamo a vicenda nella fede, ogni volta che chiediamo al Padre lo Spirito (come Gesù promette), ogni volta che la Chiesa è Chiesa, lo Spirito Santo è presente e agisce in mezzo a noi.
Agisce per mezzo della sua Chiesa, confortandoci con la promessa di Cristo: “Voi sarete afflitti, ma la vostra afflizione si trasformerà in gioia”. Dov’è andato Gesù? Se vogliamo trovarlo, dobbiamo andare nella sua Chiesa, dove i suoi discepoli proclamano le sue parole, e dispensano i suoi doni. Non è vero quello che alcuni dicono, che uno può trovare Dio tanto in un bosco quanto in una chiesa. Certo, l’edificio di per sé non conta, ma sapete cosa conta? La comunione dei santi, la Chiesa una, santa, cattolica e apostolica, che si riunisce con la Parola, con i Sacramenti, con l’esortazione. Vuoi udire la voce di Dio? Ecco dove puoi trovarla!
E allora sì, noi siamo piccoli. Siamo pochi. Siamo una macchina ammaccata e malfunzionante, ciascuno di noi. Peccatori, incerti, confusi… Ma qui, adesso, noi siamo la bocca di Cristo l’uno per l’altro. Cosa dice San Paolo? “Abbondi in voi la parola di Cristo, istruendovi in ogni tipo di sapienza, ed esortandovi gli uni gli altri con salmi, inni e canti spirituali” (Col. 3:16). Lo Spirito Santo ci ha voluti qui, in questo luogo, in questo tempo, per essere la sua Chiesa. Per essere la voce con cui Dio incoraggia ciascuno di noi.
E lo Spirito Santo ci ha voluti qui oggi per essere suo accampamento in questa città. Ci rendiamo conto della chiamata che ci ha rivolto? Ai piedi del colle dove vive l’uomo che si pretende vicario di Cristo in terra, che obbliga tutti all’ubbidienza a lui sotto pena della condanna eterna… lo Spirito Santo ha piantato la sua piccola tenda tra di noi. E ovvio, ha chiamato e ordinato certi uomini a servire come pastori - ma ciò non a discapito della vocazione di ciascuno. San Paolo ci ricorda nelle sue lettere che la Chiesa è un solo corpo fatto di molte membra, e ciascuna ha il suo dono, il suo contributo, il suo “carisma”.
“Come faremo senza di Te?” Non siamo “senza di Te”. In mezzo a noi è lo Spirito dell’Altissimo, che soffia, vive e parla per mezzo della sua Chiesa. Christus Victor non è una piccola impresa personale mia e di Joshua - è la nostra congregazione, di tutti noi, perché tutti noi siamo chiamati dallo Spirito ad essere testimoni, testimoni gli uni agli altri, e al mondo là fuori. Qui, solo qui, troviamo Cristo che opera, nella Parola, nei Sacramenti, nell’esortazione fraterna gli uni verso gli altri. Quando portiamo la Parola di Gesù l’uno all’altro, ci facciamo (lo ripeto) da bocca di Cristo l’uno per l’altro.
Ciò ci ricorda quanto siamo importanti gli uni per gli altri. Non esiste un cristiano staccato dalla Chiesa. Non esiste un pastore senza la sua congregazione, e non esiste congregazione senza il ministero della Parola e dei Sacramenti. Non sono io a governare la Chiesa, né Joshua, né Tyler, ma Gesù Cristo, e il suo Spirito ancora ci parla per mezzo della Parola e dei Sacramenti.
E cosa ci dice? Ci perdona i nostri peccati, e solleva in alto i nostri cuori. Ci incoraggia a pazientare, fino a quel giorno felice in cui rivedremo finalmente Gesù, “e il vostro cuore gioirà, e nessuno potrà togliervi la vostra gioia”.
