Chiedere con fede
- clciit54
- 19 mag
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Una delle cose che rendono famosi noi luterani è l’enfasi che noi mettiamo su quanto sia difficile metter fede nel Vangelo con tutto il cuore, anche da cristiani. La nostra natura incredula recalcitra, si rifiuta di crede che Dio ha manifestato un tale amore per me, e ogni giorno ci manda nuove grazie. Persino i non-cristiani qui, in Occidente, che chiacchierano tanto dell’amore di Dio, non ci credono realmente, perché quando parlano di Dio, della preghiera, dell’aldilà, si mettono subito a spiegarti che in realtà sono brave persone – certo, non perfette, ma buone abbastanza da entrare in paradiso, o da avere un buon “karma” per questa vita… anche loro, in fondo, vogliono prendere ciò che desiderano da soli, invece di riceverlo gratuitamente da Dio.
Talvolta diventa quasi una virtù, non essere certi dell’amore di Dio. “Spero che Dio mi darà questa cosa, ma non so se me la merito…” Inevitabilmente, ricadiamo nell’idea che, in un modo o nell’altro, se vogliamo qualcosa spetta a noi prendercela, o perché Dio vuole vedere se ce la meritiamo, o perché dobbiamo proprio essere noi a guadagnarcela. Anche quando usciamo dalla teologia più “tradizionale”, sono sempre io, con le mie opere, che cerco di prendere il centro del palcoscenico.
Io stesso lo sperimento frequentemente. Sono un animo assai incline alla preoccupazione. Quando non sono in controllo di una situazione, divento nervoso, perché la mia pancia crede (sbagliando) che le cose sono più al sicuro in mano mia che in mano di Cristo. Ormai sin dall’anno scorso l’ho fatto un po’ un motto personale: “Lasciamo che Dio sia Dio e l’uomo sia uomo” – però il nostro vecchio uomo non si è ancora ripreso dall’antico inganno del serpente: VOI SARETE COME DIO. E così ci inganniamo, ci diciamo di poter tenere in mano nostra il filo del fato, e che dire… Come vanno le cose in mano vostra? Sapete salvare voi stessi, i vostri piani, i vostri cari dalla morte e dalla sciagura? Siete così sicuri di voi stessi che sapete che il peccato e la corruzione non consumeranno le vostre speranze? “TU DOV’ERI QUANDO IO GETTAI LE FONDAMENTA DELLA TERRA?” (Giobbe 3,4). C’è un qualcosa di parecchio ironico nel credere che le cose sono più al sicuro in mano nostra che in mano di Dio. Noi siamo la definizione vivente di inaffidabile: Dio ci ha affidato un solo pianeta, e guardate che fine ha fatto!
Ad ogni modo, il Vangelo e il Salmo di oggi ci comandano di guardare in alto, a Colui che invece ha giurato di essere fedele anche quando noi non lo siamo. “IN VERITÀ, IN VERITÀ VI DICO: QUALUNQUE COSA CHEDERETE AL PADRE NEL MIO NOME, EGLI VE LA DARÀ”. Crediamo realmente a questa promessa? Questa promessa che inizia con “IN VERITÀ, IN VERITÀ” (“Amen, Amen”, in ebraico), una delle formule più solenni di Gesù. Siamo pronti a prendere Dio in parola?
Il Vangelo non ci lascia via di scampo, non ci lascia il lusso di dubitare e di rimetterci al centro della scena. “CHIEDETE E VI SARÀ DATO” (Matteo 7,7). Come possiamo allora andare in preghiera al Padre e dire: “Chiedo, ma non so se mi sarà dato. Busso, ma non so se mi sarà aperto. Cerco, ma non so se troverò”? Certo, talvolta non riceviamo che cose come e quando le chiediamo (su questo torneremo a breve), ma siamo consci di chi è il nostro Dio? Siamo consci dell’amore, dell’attenzione con cui ascolta le nostre preghiere? Qui sta la vera prova della fede: sapere che Dio riceve le nostre richieste in amore, senza aspettarsi un qualche pagamento in cambio. (La croce ha già espiato tutto!). Senza misurare i nostri peccati, per vedere se sono abbastanza piccoli da meritare quel che chiediamo. Dio dà, e dà solo per il suo amore immenso, sconfinato ed eterno. Forse lo sapete per esperienza, l’amore ama dare a chi ama. Quando facciamo un regalo a un nostro caro, il fatto stesso di vederli contenti è di per sé la nostra ricompensa. Chi è genitore qui lo saprà bene: qual è lo scopo di restare in piedi fino a tardi quando il bambino non vuole dormire, di sudare sette camicie tra lavoro, scuola, sport… se non per amore del bambino stesso? Non ci guadagnate un salario, una vacanza. Lo fate per il semplice fatto che amate vostro figlio.
Lo capiamo che è così anche con Dio? Che, quando ci inginocchiamo in preghiera, non stiamo malvolentieri strappando concessioni alla mano di Dio, ma stiamo andando incontro a un Dio che è pronto più Lui a dare che noi a chiedere? Questo deve essere il fondamento della preghiera della fede (prima ancora di domandare come mai non riceviamo sempre quel che vogliamo). Dobbiamo conoscere il Dio d’amore che stiamo andando a incontrare, e Lo possiamo conoscere solo guardando a suo Figlio. C’è una strofa composta dal predicatore inglese Joseph Hart (1711-1768), che recita: “View Him prostrate in the garden / On the ground your Maker lies. / On the bloody tree behold Him: / Sinner, will this not suffice?” (“Nel giardino afflitto giace, / Il tuo Dio chiede pietà. / Guarda: pende dalla croce! / Forse ciò non basterà?”).
Gesù ci comanda di chiedere in suo nome, e noi in suo nome chiediamo, perché Egli è il nostro Mediatore e il Fondamento della nostra fede. Quando andate in preghiera, cari fratelli e sorelle, guardate a Gesù, guardate a Gesù come gli Israeliti guardarono al serpente e sopravvissero, guardate a Gesù come Lo vide Stefano, in piedi alla destra del Padre per difendere la vostra causa… Voi non Lo udite, ma quando andate al Padre in preghiera, il Figlio è al vostro fianco, e prega con e per voi. Anzi, oso dire di più: il Figlio vi presta le sue stesse labbra, cosicché, quando preghiamo in suo nome, non siamo nudi davanti al Padre, ma rivestiti della santità di Gesù. “TUTTI VOI CHE SIETE STATI BATTEZZATI IN CRISTO, VI SIETE RIVESTITI DI CRISTO” (Galati 3,27).
Qui sta la lotta della fede: vedere Dio nelle ferite di Cristo, afferrare quel Dio rivelato, raccomandare tutte le nostre petizioni nelle sue mani, con la fiducia che lì saranno al sicuro. Fintantoché la fede afferra quel Dio, possiamo affrontare anche la delusione di una preghiera inesaudita, perché se possiamo fidarci del fatto che Dio è il nostro amorevole Padre, possiamo sapere che tutto ciò che Egli fa, persino i suoi “No”, si dimostrerà alla fine per il nostro bene. “TUTTE LE COSE COOPERANO PER IL BENE DI COLORO CHE AMANO DIO” (Romani 8,28).
Questa, temo, è l’unica risposta che ho per le preghiere inesaudite. Perché Dio talvolta non ci dà guarigione, liberazione, pace? A volte posso guardare indietro al mio passato, e ringraziare Dio di avermi detto “No” (se adesso sono un cristiano, è anche grazie a una delusione della mia gioventù). Altre volte, però, confesso la mia frustrazione al fatto che alcune preghiera sembrano ricevere un “No” senza motivo. Ed è qui che la fede deve lottare, SPERANDO, CONTRO SPERANZA, di avere un Dio amorevole.
E quando dico “fede”, siamo chiari, non intendo un cieco credulone. Non intendo dire che porre domande è proibito. Se vi dovete rinfrescare la memoria, andate a leggere quanto spesso i Salmi chiedano, anche con insistenza, “Perché?”, “Fino a quando?”… La fede non proibisce la lotta (anzi, spesso la incoraggia!). La fede non elimina le incertezze. Però rende la disperazione folle. Nell’avvicinarci a Dio in preghiera, la fede afferra Gesù, si aggrappa all’Intercessore, e per mezzo suo crede che il Padre adesso è davanti a noi, sul suo trono, eppure pieno d’amore, ci guarda con un dolce sorriso, in attesa di udire le richieste dei suoi piccoli figlioli. Cosa ti opprime, fratello? Cosa ti opprime, sorella? La famiglia? Il lavoro? Il tuo futuro? Va’ e dillo al Padre! Va’ nel nome di Gesù, e di’: “Caro Padre, sono preoccupato per questa cosa. Per favore, aiutami!”
E se la fede viene meno (come spesso fa, perché siamo polvere), portate anche quella al Signore! “Signore, IO CREDO, VIENI IN AIUTO ALLA MIA INCREDULITÀ!” Lo so che suona folle, ma osate credere che la promessa di Dio è più forte, più grande della vostra incredulità. Se il Signore dovesse aspettare noi per esaudire le nostre richieste, neanche una preghiera avrebbe risposta. Se dovesse aspettarsi uno che riesce a meritarsi quel che chiede, o che ha “abbastanza fede” per chiederlo, staremmo ancora alla prima preghiera (come nella coda di stampa in un computer…). Ma vi ripeto quanto ho detto, fratelli e sorelle: Dio dà a chi chiede a motivo di ciò che Lui è, ha fatto e ha detto. E a meno che voi possiate cambiare queste cose (non potete), voi Gli rendete disonore se pensate che non vi ascolti in preghiera.
E perciò, anche come congregazione, come Christus Victor, ci guardiamo intorno e dobbiamo far ricorso alla preghiera. In una città irretita da tutto ciò che non è Vangelo, dove la nostra congregazione sembra piccola e gracile, preghiamo: “Padre, venga il tuo regno!” Preghiamo che il suo Vangelo possa essere diffuso per mezzo nostro in questa città. Preghiamo che molti possano unirsi a noi nel cantare le lodi del Signore. E preghiamo tenendo a mente questa promessa: TUTTO CIÒ CHE CHIEDERETE AL PADRE NEL MIO NOME, EGLI VE LO DARÀ.
