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Domenica delle palme

  • Immagine del redattore: clciit54
    clciit54
  • 31 mar
  • Tempo di lettura: 5 min

Cari fratelli e sorelle,


Mi dispiace darvi una brutta notizia. Davvero brutta. Potrebbe farvi scegliere di non tornare sabato prossimo per Pasqua. Sia oggi che la prossima settimana il sermone lo predico io. (Joshua predicherà il Giovedì santo).


Scherzi a parte, in realtà sono contento di poter predicare entrambe le settimane, perché la Domenica delle Palme e la Pasqua sono quasi una “miniserie” nella storia dei Vangeli. La Domenica delle Palme è quasi una pre-Pasqua, e in mezzo a queste due domeniche si svolge quella che amo chiamare la Marcia Trionfale di Cristo.


Diamo un’occhiata ad alcune delle nostre letture. Il Salmo 118 è un canto processionale. Avete presente che noi tipicamente cantiamo mentre i pastori entrano dal retro della Chiesa, e prendono posto? Ebbene, questo canto era usato per la processione di vittoria del Re d’Israele. Dopo aver vinto una battaglia, il Re rientrava in città e andava subito al Tempio per offrire un sacrificio. E allora i sacerdoti da dentro il Tempio lo accoglievano cantando: “BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DI JAHVÉ! NOI VI BENEDICIAMO DALLA CASA DI JAHVÉ!” Il Re ha sconfitto i pagani, Israele avrà ancora giorni di pace e prosperità - andiamo a ringraziare il Signore, che ha dato vittoria al nostro Re!


Le folle cantano questo Salmo a Gesù perché riconoscono che Gesù stesso sta realizzando una profezia. Zaccaria 9, l’abbiamo sentito, promette che il Re d’Israele viene in monta a un asinello. Poi aggiunge: “EGLI PARLERÀ DI PACE ALLE NAZIONI, IL SUO DOMINIO SARÀ DA MARE A MARE, DAL FIUME FINO AI CONFINI DEL MONDO” (v. 10). I profeti spesso profetizzavano anche con azioni, figure. Osea sposò una prostituta per simboleggiare l’infedeltà d’Israele. Isaia girò nudo per rappresentare la sconfitta del popolo. Ora Gesù entra in monta all’asino per dire loro: “Io, Io sono quel Re promesso, quel Re che vi parlerà di pace, quel Re che governerà sul mondo intero. Eccomi, vengo a voi!” Il popolo capisce il messaggio, e risponde cantando: “BENEDETTO il Re vincitore CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE!” Cantano l’inno di trionfo.


Quando pensiamo alla giustificazione per fede, il pensiero va subito a concetti filosofici - “giustizia imputata”, “grazia non infusa”, ecc. - ma in realtà queste storie ce la spiegano in un modo mille volte più semplice. Perché celebriamo la marcia di trionfo di Cristo? Perché i nostri nemici (non Roma, ma il diavolo, la morte e il peccato) erano più forti di noi, da soli non avevamo il potere di liberarcene, e avevamo bisogno di qualcuno che questo potere ce l’avesse. Ecco allora che entra in campo “l’Uomo eletto da Dio”, come dice Lutero, Gesù Cristo, il nuovo Davide che avanza contro l’antico Golia nel nome di Jahvé degli eserciti.


Tale era la nostra miseria, che da soli non potevamo fare niente. La venuta di Cristo smentisce quelle filosofie che vorrebbero convincerci che l’uomo può salvarsi da solo, l’islam, l’induismo, il buddismo, e le accozzaglie New Age che piacciono tanto all’Occidente di oggi. La venuta di Cristo smentisce la favola moderna, che l’uomo in fondo non è così male, che possiamo tutti collaborare a costruire il paradiso in terra… La venuta di Cristo ci comanda e ci permette di essere onesti con noi stessi. L’umanità ha una dipendenza da peccato, e come ogni dipendenza, distrugge l’uomo, ma l’uomo non vuole staccarsene. Se potessimo vedere quanto è profondamente radicato nelle nostre midolla, probabilmente non potremmo sopportarlo.


Anche da cristiani, ho il sospetto che questa sia la vostra esperienza. Quante volte ci viene un pensiero, una parola fuori luogo, un’idea, e poi pensiamo: “Dio mio, aiuto! Che brutto!” La gente là fuori cerca di auto-giustificarsi - senza Cristo, senza la grazia e il perdono di Dio, chi riuscirebbe a vivere una vita in cui sei pieno di male dovunque ti giri?


Ma, da cristiani, questo male non l’ha vinta, perché Cristo ha attraversato la sua marcia trionfale.


Anche se lotti contro il peccato, anche se ti svegli ogni giorno con mille voci nella testa che ti ricordano quanto sei cattivo… nulla di tutto ciò ha potere su di te. In un modo ormai preda dell’alcolismo, dello schiavismo, dell’oppressione del prossimo ad ogni occasione, della rabbia mediatica, noi abbiamo la promessa che tutto ciò non potrà dominarci.


Anche se la vergogna e il senso di colpa continuano a tormentarti, e ogni giorno il diavolo ti ricorda ogni parola errata, ogni azione cattiva… ormai queste cose non possono più definirti! Da quando Cristo ha marciato in trionfo, tu non sei più l’omicida, il fornicatore, il rabbioso, l’odioso. La tua identità è cambiata, e ancora si trasforma di gloria in gloria.


Anche se senti le cicatrici e i dolori del tuo passato, non hanno l’ultima parola! Ora non sei più il bambino ferito da un padre assente, la bambina abbandonata dalla famiglia. Il dolore rimane, ma non ha più il diritto di dirti chi sei.


Adesso, infatti, da quando Cristo ha marciato in trionfo sui suoi nemici, noi pure marciamo sotto un’altra bandiera: Christus Victor, “Cristo il Trionfatore!” (Hmm… ottimo nome per una chiesa!) Da quando il nostro Re si è fatto nostro, da quando ha marciato in trionfo sul regno della morte, noi non siamo più la banda dei miseri, dei disperati, dei ladri, assassini e impuri. Adesso siamo LA FESTANTE FOLLA E CHIESA DEI PRIMOGENITI ISCRITTI NEI CIELI, I GIUSTI che SPLENDERANNO COME IL SOLE NEL REGNO DEL LORO PADRE, gli astri luminosi della nuova creazione, predestinati a diventare simili al Figlio di Dio in persona!


Sapete perché? Perché questa banda di sciagurati adesso ha un Re, un Re che ha vinto sulla morte, sul diavolo e sul peccato, un Re che ha voluto condividere la sua vittoria con questi miseri sciagurati. E il suo nome è Gesù di Nazareth, l’Unto di Dio, che è venuto nel nome di Jahvé Sabaoth, ha combattuto e vinto!


Mi vengono in mente le parole di Martin Lutero. “Dopo la nostra creazione, dopo aver ricevuto da Dio Padre ogni tipo di bene, venne il diavolo, e portò con sé disobbedienza, peccato, morte e ogni tipo di sciagura. E allora noi ci siamo ritrovati sotto l’ira e la disgrazia di Dio, condannati all’eterna dannazione, meritata dalle nostre stesse opere. Non c’era consiglio, aiuto o consolazione, finché non venne quest’eterno Figlio unigenito in persona, a salvarci dalla nostra sciagura e miseria. Così adesso tutti quei tiranni e carcerieri sono stati cacciati via, e al loro posto è subentrato Gesù Cristo, Signore della vita, giustizia, di ogni bene e salvezza, ci ha salvati dalle fauci dell’inferno (noi, miseri uomini perduti!), ci ha riscattati, liberati e riportati nel favore e nella grazia di Dio. Ci ha fatti suoi, ci ha messi sotto la sua cura e protezione, per governarci con la sua giustizia, sapienza, autorità, vita e salvezza”.


Diciamo le stesse cose nella nostra Preghiera Eucaristica. Ho poco tempo a disposizione, perciò dovremo ritornarci la prossima settimana. Però portatevi nel cuore le parole di quella preghiera: “Egli stava per essere consegnato alla passione per distruggere la morte, spezzare le catene del diavolo, schiacciare l’inferno, illuminare i giusti, imprigionare il peccato e manifestare la resurrezione…” La marcia di vittoria del nostro Dio!


Tecnicamente è ancora Quaresima, perciò non è ancora tempo di dire quella parola che inizia con “A” e finisce in “lleluia”. Per quello aspetteremo la settimana prossima. Nel frattempo, esclamiamo “Osanna!” - Osanna al Christus Victor, al nuovo Signore, che è entrato nella città dov’eravamo prigionieri, ne ha sfondato i cancelli, e ci ha presi e fatti suoi. “OSANNA! BENEDETTO COLUI CHE VIENE NEL NOME DEL SIGNORE!”

 
 

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