Confidare in un Dio Silenzioso
- clciit54
- 25 mar
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C’è un certo contrasto tra il Salmo e il Vangelo di oggi. Il Salmo 121 ci racconta un Dio sempre pronto a proteggere chi confida in Lui… “Jahvé è tuo guardiano, Jahvé è l’ombra alla tua destra… Jahvé ti guarderà da ogni male, guarderà la tua vita; Jahvé ti guarderà quando parti e quando ritorni, da adesso e per sempre!” E invece poi ci volgiamo al Vangelo, e troviamo Gesù che sembra non prestare ascolto a una madre che lo implora. All’inizio, non le risponde neanche; solo in un secondo momento, quando i discepoli gli chiedono di fare qualcosa, spiega loro il perché del suo silenzio. Alla donna, risponde solo quando lei si getta proprio ai suoi piedi, quando gli si mette davanti e non gli permette di andarsene via senza una risposta.
È un Gesù al quale non siamo abituati, nei Vangeli. Tipicamente, ogni persona che lo supplica viene subito ascoltata - appunto, Gesù si comporta come il Dio del Salmo 121, protegge da ogni male chi confida in lui. Stavolta no, o meglio, non subito: questa madre deve implorare molto prima di essere ascoltata. Però, forse tutti voi potete confermare che questo è, effettivamente, il Gesù che spesso incontriamo nelle nostre preghiere, dove dobbiamo gridare, piangere, supplicare e gettarci ripetutamente ai suoi piedi, prima di essere ascoltati. I primi esempi a venirci in mente, ovviamente, sono quelli di tragedie, di cui ogni famiglia è ricca. Dov’era Dio, mentre mia madre moriva di cancro? Dov’era Dio, mentre mio padre abusava di me? Dov’era Dio, mentre questa o quella catastrofe naturale si lasciava dietro strade piene di cadaveri?
Ma non serve arrivare agli estremi per porci la stessa domanda. C’è gente che per anni, decenni anche, lavora come uno schiavo per una paga misera, chiede aiuto, e Dio non risponde per molto tempo. C’è chi vive tanto tempo da solo, supplica Dio di trovare una moglie o un marito, e niente. Addirittura c’è chi si trova per anni a lottare contro un peccato, una dipendenza, e anche lì Dio non sembra pronto a intervenire. Gesù sembra fare come con la donna cananea: darci le spalle e passare oltre. Possiamo trovar conforto nel fatto che anche il grande Re Davide era un veterano in questa “lotta con Dio”, come testimonia l’inizio del Salmo 13: “Quanto ancora mi dimenticherai, Jahvé? Per sempre? Quanto ancora mi nasconderai la tua faccia?”
Ma la donna cananea non desiste. Anche quando Gesù sembra voltarle le spalle, anche quando sembra che le sue preghiere stiano cadendo a vuoto, lei si rifiuta di credere in qualcosa di diverso da ciò che il Salmo ci dice: Jahvé (Gesù) è il Guardiano di chi si affida a lui. E perciò continua a pregare, continua a supplicare, continua a lottare, afferrando null’altro se non la promessa di Dio. Anche quando Gesù le risponde che “Non è giusto togliere il pane ai figli per darlo ai cani”, lei persiste, e ammette che i cani non mangiano il pane dei figli, è vero, ma ricevono almeno le briciole che cadono dalla mensa. Lei sa che anche solo una briciola dell’amore e del potere di Cristo libererà sua figlia dal demone, e non se ne andrà finché Cristo non l’avrà così benedetta. Gesù non la rimprovera; anzi, approva la sua fede, ascolta la sua richiesta, e la rimanda a casa in pace.
Il silenzio di Dio non deve trarci in inganno, cari fratelli e sorelle, e farci pensare che Dio si è scordato di noi, o peggio ancora, che il suo cuore sia diventato insensibile verso di noi. Gesù stesso affronterà il silenzio del Padre, quando lo supplicherà che il calice possa passare via da lui, e in risposta avrà la croce. Ma Gesù si rifiutò di credere che quel Padre che stava in silenzio si fosse realmente scordato di lui, il Figlio unigenito, e “si raccomandò a colui che giudica giustamente”, come dice San Pietro (1Pt 2,23). Il Salmo e Vangelo di oggi sono solo in apparente conflitto, perché in realtà, quando ci troviamo davanti il Gesù della donna cananea, il Gesù che non risponde, che sembra volgere la faccia altrove, il cuore deve afferrare con fiducia il Gesù del Salmo 121, e “sperare contro speranza” che quello è il cuore che Dio ci ha rivelato in suo Figlio.
Ciò non vuol dire che tutte le nostre preghiere saranno a un certo punto esaudite. Talvolta, Dio risponde alle nostre preghiere facendo svanire il desiderio di ciò che chiedevamo. Talvolta, ci lascia nel mezzo della lotta, e vuole che restiamo in preghiera, aggrappati solo alla sua promessa come a uno scoglio in una tempesta. Ma quasi mi vergogno a dare questo incoraggiamento, perché non c’è nulla di attraente in queste sofferenze. Quando ricordiamo gli Apostoli, i Martiri, i Santi di ogni epoca, raccontiamo le loro fatiche in modo eroico… ma la verità è che la sofferenza è terribile e basta. La verità è che talvolta soffriamo in silenzio, preghiamo a un cielo che ci risponde col silenzio abissale, e non viene a salvarci né angelo né profeta. Gesù promette di ascoltare le nostre preghiere, ma la dura verità - forse la legge più dura di tutte nella Scrittura - è che talvolta ciò che chiediamo è meno buono di ciò che Dio intende darci, anche laddove si tratti di malattia, dolore e morte. Purtroppo non so spiegarmelo, almeno non sempre.
La fede, però, impara dal Vangelo a conoscere il Dio che si nasconde dietro il silenzio, i dolori, la delusione. La fede impara a credere che, anche quando Dio sembra farci guerra, anche quando sembra puntare l’arco e scoccare le sue frecce contro di noi, in realtà è nostro Amico, Padre, Guardiano. Se aspettate di scoprirlo dal creato, o dalla risposta alle vostre preghiere, non riuscirete mai a vederlo. Quando attraversiamo la valle dell’ombra della morte, non ci serve a niente apprezzare il tepore del sole o i colori dei fiori. Quando attraversiamo la valle dell’ombra della morte, c’è solo una cosa alla quale posso aggrapparmi: “Mentre noi eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi” (Rm 5,8). Dio si è fatto appendere a una croce per amor mio: perciò mi rifiuto di cedere al buio e al gelo, e, “sperando contro speranza”, so che Dio mi è amico. Forse le mie preghiere non avranno la risposta che vorrei, o forse non subito, ma so che ciascuna tocca il cuore del Padre come se fossero le parole di Cristo stesso.
Mi ricordo quando, tempo fa, stavo attraversando un periodo davvero cupo della mia vita, e nonostante le mie preghiere, Dio non mi dava risposta, e anzi i problemi sembravano moltiplicarsi. Un giorno stavo celebrando la Messa, e quando mi inginocchiai per mangiare della Comunione, dissi tra me: “Ecco: io sono sempre con voi, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Non fece sparire i miei problemi, ma mi ricordò che, a quell’altare, in mezzo alla valle dell’ombra della morte, Gesù era con me, al mio fianco.
E quel Dio che ci è a fianco un giorno ci libererà per davvero. Talvolta, Gesù ci dirà: “Grande è la tua fede! Ti sia fatto come desideri”. Altre volte, la risposta sarà: “Grande è la tua fede! Resta fedele fino alla morte, e ti darò la corona della vita”. Noi facciamo l’unica cosa che possiamo fare in questo mondo: “credere di avere un Dio amorevole e propizio grazie a Gesù Cristo” (come dicono le nostre confessioni di fede), e aspettare la sua liberazione. Mi permetto, amati fratelli e sorelle, di concludere perciò con uno dei miei Salmi preferiti, il 130, che riassume ciò che ci siamo detti.
Dagli abissi t’invoco, Jahvé Signore: ascolta la mia voce!Siano le tue orecchie attente al mio grido d’aiuto.
Se tu tieni conto delle colpe, Jahvé Signore, chi sopravviverà?Ma con te troviamo il perdono, affinché tu sia temuto.
Io spero in Jahvé, spera l’anima mia:aspetto la sua parola fiducioso.
L’anima mia aspetta Jahvé come le guardie il mattino,come le guardie il mattino.
O Israele, aspetta con fiducia Jahvé!Poiché Jahvé mostra clemenza,egli porta potente redenzione:è lui che redimerà Israele da tutte le sue colpe!
