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“Ascoltatelo”

  • 12 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 23 feb



La Trasfigurazione di Gesù è uno dei momenti più misteriosi e luminosi dei Vangeli. Per un breve istante, la realtà nascosta di chi è veramente Gesù irrompe attraverso ciò che i discepoli normalmente vedono. Il falegname di Nazareth si rivela l'eterno Figlio di Dio. La sua gloria divina, solitamente velata dall'umiltà e dalla carne, risplende apertamente agli occhi umani. Non si tratta di un cambiamento in Gesù, ma di una rivelazione di ciò che è sempre stato vero. Ai discepoli è concesso di vedere, anche se solo brevemente, la verità più profonda che si cela sotto la superficie del loro cammino quotidiano con Lui.


Sul monte della trasfigurazione, ai discepoli viene offerto qualcosa di straordinario: uno scorcio di gloria. Gesù è trasfigurato davanti a loro. Il suo volto risplende come il sole. Le sue vesti diventano di un bianco abbagliante. Mosè ed Elia appaiono e parlano con Lui. Per un breve istante, il velo viene sollevato e i discepoli vedono chi è veramente Gesù: non solo l'umile rabbino di Nazareth, ma il Signore della gloria. Eppure, per quanto travolgente sia questo momento, non si conclude solo con lo stupore. Si conclude con una voce: "Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto; ascoltatelo". Quel comando – ascoltatelo – è la chiave che apre sia la nostra lettura del Vangelo che la nostra epistola di 2 Pietro.


Pietro, Giacomo e Giovanni non salgono sul monte in cerca di un'esperienza spirituale. Gesù li porta lì. Questo è importante. Questo momento non è il risultato della loro fede, del loro sforzo o della loro comprensione. È un puro dono. Ciò è profondamente coerente con il Vangelo stesso. Dio agisce sempre per primo. Prima che vediamo, prima che comprendiamo, prima che crediamo pienamente, Dio si rivela. Proprio come nel battesimo, prima che possiamo parlare, scegliere o decidere, Dio ci nomina come Suoi, come abbiamo imparato nel nostro studio biblico del mercoledì. Sul monte, i discepoli vedono ciò che non avrebbero mai potuto scoprire da soli: Gesù è il compimento della Legge e dei Profeti. Mosè ed Elia sono al Suo fianco, non come pari, ma come testimoni che puntano a Lui. Quando la nuvola si dirada, rimane solo Gesù.


Questo è anche il motivo per cui il suggerimento di Pietro di costruire tende, sebbene ben intenzionato, non coglie il punto. Egli vuole preservare il momento, aggrapparsi alla gloria, rendere l'esperienza permanente. Ma Dio non lo permette. La nuvola interrompe, la voce parla e la visione svanisce. I discepoli non devono aggrapparsi all'esperienza, ma aggrapparsi a Cristo. La fede non è sostenuta da momenti di gloria congelati, ma dalla fiducia in Colui che parla e agisce attraverso la Sua Parola.


Il messaggio è chiaro: la salvezza non si basa sulla Legge o sui Profeti come fini a se stessi, ma solo su Cristo.


Pietro riflette su questo momento anni dopo nella sua seconda lettera. Insiste: "Non ci siamo lasciati guidare da favole abilmente inventate... ma siamo stati testimoni oculari della sua maestà". Questa non è fantasia. Questa è storia. Dio ha realmente agito nel tempo e nello spazio. Eppure – e questo è cruciale – Pietro non dice alla chiesa di inseguire l'esperienza della cima della montagna. Invece, dice qualcosa di quasi sorprendente: "Abbiamo la parola profetica più pienamente confermata, alla quale farete bene a prestare attenzione".


In altre parole, per quanto reale e potente fosse quel momento, la chiesa non è costruita su esperienze straordinarie. La chiesa è costruita sulla Parola di Dio. Questa è un'intuizione profondamente luterana. Le esperienze svaniscono. Le emozioni cambiano. I ricordi si offuscano. Ma la Parola rimane. Lo stesso Cristo rivelato nella gloria sul monte è il Cristo che viene a noi oggi attraverso la Scrittura, la predicazione e i sacramenti. Pietro sa che non tutti saliranno su quel monte. Ma tutti possono ascoltare la Parola. Quando i discepoli cadono con la faccia a terra per la paura, Gesù non li lascia lì. Li tocca. Parla con loro. "Alzatevi e non temete". Poi li riporta giù dal monte, nella valle, alla vita di tutti i giorni, verso la croce. È così che opera sempre Cristo. Egli rivela la Sua gloria non perché possiamo fuggire dal mondo, ma perché possiamo viverci con speranza. Non restiamo sul monte. Camminiamo per fede, non per visione.


Ecco perché Pietro sottolinea in seguito che la profezia non è questione di interpretazione privata e che la Scrittura non ha origine dalla volontà umana. Lo stesso Dio che parlò dalla nube è lo stesso Dio che parla attraverso le Scritture. Lo Spirito Santo non ci allontana da Cristo per indurci a speculazioni o a una ricerca spirituale di noi stessi, ma ci àncora saldamente a ciò che Dio ha già detto e fatto. La Parola ci mantiene con i piedi per terra quando la montagna sembra lontana e la valle opprimente.


E come camminiamo? AscoltandoLo. Lo ascoltiamo quando la Sua Parola ci mette di fronte al nostro peccato e ci priva della fiducia in noi stessi. Lo ascoltiamo quando il Suo Vangelo parla di perdono nella nostra colpa e di pace nella nostra paura.

Lo ascoltiamo quando, nel battesimo, ci nomina Suoi e quando, nell'Ultima Cena, pone il Suo corpo e il Suo sangue nelle nostre mani per il perdono dei peccati.

La trasfigurazione non riguarda Pietro, Giacomo o Giovanni. Non riguarda nemmeno Mosè ed Elia. Riguarda Gesù e chi Egli è per noi. La gloria rivelata sul monte indica la croce, dove quello stesso Gesù sarà sfigurato, deriso e crocifisso. Eppure, anche lì, la Sua gloria non è assente: è nascosta nella sofferenza, rivelata nell'amore, completata nella risurrezione.


Così oggi, come il Padre disse una volta sul monte, Egli dice di nuovo alla chiesa: "Questo è il mio Figlio diletto... ascoltatelo". Non ci dice di ascoltare le nostre paure. Non i nostri dubbi. Non il rumore del mondo. Ma Cristo, il Verbo fatto carne, la luce che risplende nelle tenebre, il Salvatore che ci conduce non solo alla gloria, ma attraverso la croce, alla vita eterna.


Amen.

 
 

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