Un Dio che perdona
MICHEA 7,18-20
Uno dei più grandi errori della maggior parte delle persone con una fede, a mio avviso, è pensare che, per Dio, la grazia sia un “contratto” con condizioni e clausole. Non si può semplicemente proclamare il perdono di Dio, gratuito, senza condizioni, perché sennò la gente lo abuserà, ci troverà una scusa per fare come vuole. Perciò la soluzione di molti è la “quasi-grazia”. “Gesù è morto per i tuoi peccati, però adesso devi dimostrargli che sei serio nella tua fede. Devi fare penitenza, per far vedere a Dio che sei davvero dispiaciuto”. Persino la Chiesa antica era caduta in questo errore, e per questo aveva messo all’assoluzione un limite di una sola volta nella vita: assolvere un peccatore più di una volta, secondo loro, dimostrava che il peccatore non era serio nel suo pentimento!
Sarebbe da domandarsi che cosa avrebbe dovuto fare l’antico Israele, allora. Avrebbero dovuto disperare! Altro che recidivo, gli Israeliti erano peccatori a livello agonistico! Tutto ciò che la Torà diceva di non fare, loro lo facevano. Stregoneria? Persino re Saul ne fece uso. Idolatria? Gli alti luoghi e le Ascerà stavano dappertutto! Fornicazione? Prima di re Giosia, c’erano prostitute persino nel tempio! E non è che Israele non fosse stato avvertito: profeta su profeta, un re dopo l’altro, venne a condannare tutte queste cose. E Israele? Israele li uccise, li picchiò… Geremia finì più volte in galera e quasi a morte. Una volta esaurita ogni via d’uscita, Israele si ritrovò faccia a faccia con Nabucodonosor, Gerusalemme fu rasa al suolo, e il popolo andò in esilio.
Poi hanno iniziato a piangere. “Certo, facile pentirsi una volta che arrivano le bastonate!” Diciamo che noi umani non siamo mai stati una stirpe incline al riconoscere di avere torto, non dopo Adamo, che come prima cosa che fece, dopo il suo peccato, incolpò la moglie. Ma Dio non si è lasciato dissuadere dalla nostra stupidità e cattiveria. Pensiamo forse alla storia di Manasse, uno dei re più cattivi di Giuda, che finì prigioniero del nemico per la sua malvagità, e da lì si pentì e pregò Jahvé. E Jahvé che fece? Gli disse: “Ben ti sta”? No. Per quanto Manasse fosse uno dei peggiori sovrani, per quanto il suo pentimento fosse arrivato solo dopo le bastonate, Jahvé gli rispose subito, e lo riportò a Gerusalemme.
QUALE DIO È COME TE, domanda Michea, TU CHE PERDONI LA COLPA E TRALASCI LA RIBELLIONE? Forse gli antichi dèi pagani avrebbero castigato fino a saziare la loro rabbia. Forse avrebbero preteso un pagamento a peso di sangue e carne. Ma QUALE DIO È COME Jahvé, che invece perdona senza esigere nulla in cambio? NON RESTERÀ ADIRATO PER SEMPRE, continua il profeta, PERCHÉ LUI SI DELIZIA DELLA MISERICORDIA. “SI DELIZIA”, khafetz, in ebraico, parola che indica desiderio, amicizia. L’Antico Testamento la usa per dire che Gionata “VOLEVA BENE” a Davide (1Sam 19,2) e il re Assuero “SI INNAMORÒ” (khafetz) di Ester (Est 2,14). Per il Signore è una gioia avere misericordia! Quando Dio prese carne, decise di darsi il nome “Gesù”, “Jahvé salva”, perché fosse chiaro che essere nostro Dio e Salvatore è ciò che desidera fare.
Qualche tempo fa, stavo studiando il Salmo 3, e mi colpì una cosa che non avevo mai notato. Il salmo è una poesia di lamento, in cui Davide chiede aiuto a Dio contro la persecuzione dei suoi nemici. Ciò che mi colpì di quel salmo, però, fu il sottotitolo: “SALMO DI DAVIDE, QUANDO FUGGÌ DA SUO FIGLIO ASSALONNE”. Il motivo per cui fui colpito da questo dettaglio sta nel fatto che la ribellione di Assalonne, quella ribellione che costringerà Davide a lasciare Gerusalemme, che porterà a un enorme colpo di stato, e via dicendo – ebbene, quella ribellione, secondo il profeta Natan, era un castigo che Dio stesso mandò a Davide per il suo adulterio e omicidio! Quindi notate bene una cosa: Davide scappa perché castigato per i suoi peccati (peraltro gravi), e lo Spirito Santo cosa fa? Gli dà la fede e le parole per dire: “JAHVÉ … MI RISPONDERÀ DAL SUO MONTE SANTO!” (Sal 3,4). Anche nel mezzo delle punizioni meritate dai nostri stessi peccati, Dio è pronto a rispondere, non appena gli gridiamo aiuto. QUALE DIO È COME TE, TU CHE PERDONI LA COLPA E TRALASCI LA RIBELLIONE?
È per questo che Gesù ACCOGLIE I PECCATORI E VA A MANGIARE CON LORO (Lc 15,2). I farisei erano impegnati a mostrare a Dio quanto erano seri nella loro obbedienza a Dio. Molti probabilmente erano anche profondamente sinceri – ma uno può avere sinceramente torto, e questo fu il caso loro. Gesù, dal canto suo, era impegnato a fare l’opera di Dio. Quell’opera che ormai da un anno riassumo nel motto: “Lasciamo che Dio sia Dio, e l’uomo uomo”. Lasciamo all’uomo la colpa del peccato, e a Dio il perdono immeritato. Lasciamo all’uomo la debolezza davanti alla tentazione, e a Dio la forza che ci libera dal male.
Non è parlare troppo della grazia che porterà la gente a peccare. Magari è parlar male della grazia. Talvolta è parlar troppo poco della grazia. Ma quando ci rendiamo conto di cosa significa parlare della grazia di Dio, è impossibile parlar d’altro! È la grazia che ci perdona. È la grazia che ci protegge dalla tentazione, che ci dà la vittoria contro il peccato. (Altrimenti non pregheremmo di non essere indotti in tentazione e di essere liberati dal male, ci limiteremmo a dire: “Guarda quanto evitiamo la tentazione e siamo liberi dal male”.) Allora ci rendiamo conto che la vita cristiana è tutta un ricevere, tutta un farci dare da Dio, e non solo il perdono iniziale! Non è un sentiero in salita – “Dio adesso ti ha perdonato, vedi che devi fare!”. È un fiume in piena, dove Dio, la fonte di ogni bene, sversa su di noi costantemente tutto ciò di cui abbiamo bisogno per la vita cristiana: il perdono, la grazia, la santificazione, lo Spirito Santo.
E basta? – E basta. Ma almeno dobbiamo far vedere a Dio che ce lo siamo meritato, il suo aiuto! – E come? Pregando con abbastanza sincerità? Dimostrando quanto siamo bravi a evitare i peccati più “grossi”? Cosa dobbiamo fare, se le nostre colpe ci angosciano l’anima? O cosa dobbiamo fare se siamo tentati e sentiamo di non riuscire a resistere alle forze del male? Che cosa dobbiamo fare se il diavolo ci tormenta, nascondendoci la faccia di Dio, vomitando fumo nero nelle nostre vite? La risposta, come in tutta la vita cristiana, è sempre solo una: metterci in ginocchio, e dire: “Io sono battezzato! Signore Gesù Cristo, Figlio del Dio vivente, abbi pietà di me peccatore!” E Gesù avrà pietà, perché Davide canta che proprio Gesù è “COLUI CHE PERDONA TUTTE LE TUE COLPE, CHE GUARISCE TUTTE LE TUE MALATTIE, CHE RISCATTA LA TUA VITA DALLA FOSSA, CHE TI ABBRACCIA DI AMORE E COMPASSIONE, CHE TI SAZIA DI BONTÀ, TANTO DA RINNOVARE LA TUA GIOVENTÙ COME L’AQUILA… è Lui che FA GIUSTIZIA A TUTTI GLI OPPRESSI”.
