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“Le leggi tue son mia letizia” Salmo 119,9-16

Immagine del redattore: clciit54
clciit54
7 set
Tempo di lettura: 6 min

9 Come può un giovane restare puro?

Seguendo la tua parola.

10 Con tutto il cuore ti ho cercato:

non lasciarmi sviare dai tuoi precetti.

11 Conservo in cuore i tuoi detti,

per non commettere contro di te peccato.

12 O Jahvé, tu sei benedetto:

insegnami le tue leggi.

13 Le mie labbra enumerano

tutte le sentenze della tua bocca.

14 Seguire le tue dottrine mi dà gioia

più d’ogni altra ricchezza.

15 Medito sui tuoi precetti,

contemplo i tuoi sentieri.

16 Le tue leggi sono mia delizia:

non dimentico la tua parola.


Siamo salvati per sola grazia, attraverso la sola fede. Amen!

“Questo è certamente vero”, possiamo dire con il Piccolo Catechismo di Martin Lutero. Eppure, di per sé, fermarci qui rischia di lasciarci in una sorta di dissonanza cognitiva. Apriamo l’Antico Testamento, ed ecco saltarci in faccia un salmo – il più lungo dell’intero libro, e forse uno dei capitoli più lunghi della Bibbia – che decanta in ben 176 versetti quanto siano splendidi i comandamenti di Dio. Apriamo il libro dei Proverbi, e veniamo colpiti in ogni capitolo dall’avvertimento di seguire la legge di Dio, perché seguendo la legge di Dio abbiamo vita e prosperità, mentre se disobbediamo moriremo. Allora andiamo al Nuovo Testamento, e quasi all’inizio, le Beatitudini ci dicono quanto sono BEATI I MANSUETI, BEATI GLI OPERATORI DI PACE, BEATI I MISERICORDIOSI… La Bibbia promette la salvezza per grazia, ma ha davvero molto da dire sui comandamenti!

Da buoni luterani, abbiamo sempre avuto difficoltà con questo fatto. E, storicamente, la nostra tradizione ha testimoniato questa nostra “schizofrenia”: da una parte, abbiamo avuto movimenti come quelli dei pietisti, che all’inizio avevano pure buone intenzioni, ma poi giunsero a dire che chi si trucca, chi ha tatuaggi, chi fuma o chi beve un po’ di alcool non è cristiano – di fatto, ri-trasformandosi in farisei! D’altro canto, abbiamo avuto chi ha cercato di minimizzare i comandamenti di Dio, di trattarli quasi alla stregua di consigli, con l’intenzione di esaltare la grazia. 

In entrambi i casi, il problema di fondo è quello di trattare la Legge di Dio come un peso. Il comandamento di Dio o è un’ansia costante, o è una vocetta fastidiosa che possiamo per lo più ignorare. L’Italia non è mai stata luterana, storicamente, ma ha sempre avuto lo stesso problema: o c’è il prete che ti condanna alle fiamme dell’inferno per aver mangiato carne di Venerdì Santo, o quello che cerca di “fare il buono”, senza fare troppe storie sull’etica sessuale cristiana, sull’aborto, o qualche altro tasto delicato.

I testi di oggi però ci raccontano una storia molto diversa. SEGUIRE LE TUE DOTTRINE MI DÀ GIOIA – dice il Salmo – LE TUE LEGGI SONO MIA DELIZIA. La Scrittura ci fa cantare di una legge che ci dà gioia, ci rallegra, è bella e buona. E di fatto, se guardiamo ai Dieci comandamenti, scopriamo che non sono solo dieci condanne, ma dieci parole buone, che ci insegnano come vivere bene, in pace. 

Il Primo comandamento, ad esempio, ci ordina di amare, temere e fidarci di Dio sopra a tutto; e se da una parte ci condanna per il fatto che spesso mettiamo varie cose al di sopra di Dio, ci incoraggia anche nel farci sapere che nessuna circostanza di questa vita è più forte del Dio che ha giurato di essere nostro Dio.

Il Secondo comandamento ci insegna a non abusare del nome di Dio – e dunque ci mostra anche che Dio ci ha dato il suo nome, affinché potessimo usarlo per chiedergli aiuto, invocarlo nel bisogno, e poi ringraziarlo quando Lui ci salva.

L’Ottavo comandamento ci vieta di disseminare pettegolezzi e voci sul prossimo – perché ci ricorda che Dio stesso ha cura della nostra reputazione. 

E così via, per tutti i comandamenti.

E seguire questi comandamenti, cari fratelli e sorelle, non è un semplice peso che ci tocca perché c’è Dio. Non è che la vita sarebbe più bella senza i comandamenti – questi comandamenti sono una vera e propria ricetta per una vita buona e felice. Prendiamo un comandamento come il Sesto: NON COMMETTERE ADULTERIO. Dio non ci sta dicendo che il piacere fisico è sbagliato – no! Ci sta dicendo che quando un marito ama sua moglie, la tratta bene e con amore, e non si mette a cercare altre donne, l’amore coniugale trova la sua espressione pura e naturale.

Oppure l’Ottavo comandamento, di nuovo: NON TESTIMONIARE IL FALSO CONTRO IL TUO PROSSIMO. Che succede se non ci mettiamo a sparlare del prossimo? Anzitutto, che noi stessi evitiamo di diventare amari: meno ti preoccupi dei peccati del prossimo, e meglio vivi tu. In secondo luogo, la nostra stessa reputazione viene protetta. Sapete, la gente capisce che se una persona sparla di tutti davanti a te… probabilmente sparla di te davanti a tutti!

Insomma, per dirla in breve, più impariamo, studiamo e digeriamo nel nostro cuore la Legge di Dio, e più la nostra vita ne sarà benedetta. Sembra quasi un’idea medievale, alla nostra mentalità moderna, e non pochi luterani vi direbbero che non è molto luterana. Però, non solo Lutero lo dice spesse volte nel suo Grande Catechismo – ci ricordiamo come inizia il primo Salmo? BEATO L’UOMO … CHE SI DELIZIA NELLA LEGGE (Torà) DI JAHVÉ, E SULLA SUA LEGGE MEDITA GIORNO E NOTTE. SARÀ COME UN ALBERO PIANTATO SU RIVI D’ACQUA, CHE DÀ FRUTTO A SUO TEMPO E HA FOGLIE CHE NON APPASSISCONO. TUTTO CIÒ CHE FARÀ AVRÀ SUCCESSO!

Ma sarà davvero così? La storia è piena di gente che ha obbedito alla Legge di Dio e non sembra averci guadagnato. Gesù stesso – l’unico uomo perfetto – fu messo a morte per aver obbedito alla legge! Dire che il Signore benedice chi obbedisce alle sue leggi sembra, al meglio, una falsa speranza, e al peggio, un’offesa per chi ne è rimasto deluso!

Qui però dobbiamo ricordare, cari e care nel Signore, che il peccato ci circonda e ci penetra. La Legge di Dio è sì perfetta, ma noi e questo mondo no. Noi siamo continuamente autori e vittime di peccati di ogni tipo. Talvolta ci mettiamo noi stessi nei guai: c’è chi ha rovinato intere famiglie, anche più generazioni, perché non ha osservato il Sesto comandamento e tradito la moglie. E sarà pure vero che in quei casi “è colpa nostra”, ma resta il fatto che ora ci ritroviamo in problemi enormi.

E in altri casi non è neppure colpa nostra! Perché se il marito ha sfasciato la famiglia tradendo la moglie – che colpa ha la moglie? E che colpa hanno i figli? Eppure, ci finiscono danneggiati, bruciati, feriti. E certe ferite continuano per tutta la vita.

E questo ci ricorda, cari fratelli e sorelle, che la Scrittura ci costringe a vivere in un paradosso. La Legge ci promette che se obbediamo al Sesto comandamento saremo benedetti nella nostra vita matrimoniale, ed è vero – ma che fare se tu o il tuo coniuge lo infrangete? Che fare delle mie colpe? Che fare di quei peccati che, provo e riprovo, ma mi restano attaccati come un cancro? Che fare di quelle ferite lasciatemi dai peccati di altri? 

“VENITE A ME, VOI TUTTI CHE SIETE AFFATICATI E APPESANTITI, E IO VI DARÒ RIPOSO”. Guardate a Gesù Cristo, fratelli e sorelle! L’unico modo che abbiamo di amare Dio e la sua Legge è guardando prima a colui che ci ha amati per primo. L’unico che può aiutarci a portare i pesi che altri ci hanno messo addosso è Gesù Cristo. Venite a Cristo: affidate a Lui i vostri peccati, affidate a Lui i vostri fardelli, e nella sua stessa bellezza vedrete la bellezza di Dio e della sua Legge.

Settimana dopo settimana, mese dopo mese, venite qui, in questa chiesa, carichi dei vostri peccati, delle vostre ansie, dei peccati di altri. E ogni settimana, cosa fa Cristo? Vi viene incontro, nella persona del pastore, solleva il pane e vino, il Testamento della nostra redenzione, davanti ai vostri occhi e proclama: “La pace del Signore sia sempre con tutti voi!” Voi venite a Cristo con i vostri pesi, e Lui se ne fa carico, li fa suoi, e in cambio vi proclama: “PACE A VOI”

E allora la Legge non è più un peso, ma una gioia. Una gioia, perché la seguiamo sapendo che Gesù ci dà la forza di seguirla. Una gioia, perché quando non la seguiamo Gesù ci prende per mano, ci rialza, ci dice: “PACE! Va tutto bene”, e riprendiamo a camminare come prima.

E in questa tensione, fratelli e sorelle, noi cristiani viviamo. Da una parte, la Legge ci mostra quanto è buono fare il bene. Dall’altra, non c’è gioia o pace nella Legge, se non quella che viene guardando a Cristo e al suo perdono. È solo quando riconosciamo che il nostro peccato arriva in fondo alle nostre ossa, quando riconosciamo che ci circonda per intero, quando riconosciamo in Cristo la completa grazia di Dio che copre ogni errore, guarisce ogni ferita – è in quel momento che non temiamo più la Legge, ma la amiamo, perché il suo Autore ha amati noi per primo.

 
 

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