Fermati e fai qualche passo indietro
A volte, la cosa più difficile in un momento di prova non è soltanto ciò che ci sta accadendo, ma quanto velocemente dimentichiamo ciò che Dio ha già fatto. Pensate a una situazione in cui eravate preoccupati per qualcosa e avete pregato. Non sapevate come sarebbe andata a finire, ma alla fine la situazione è cambiata. Dio ha provveduto. Forse non nel modo che vi aspettavate, ma in qualche modo la porta si è aperta, il bisogno è stato soddisfatto e, guardando indietro, avete potuto dire: «Dio era lì». E poi, qualche tempo dopo, arriva un altro problema e, improvvisamente, quell’esperienza precedente sembra molto lontana. Il nuovo problema diventa così grande che dimentichiamo il Dio che era stato fedele proprio poco tempo prima.
È esattamente quello che vediamo nella vedova del nostro brano di 1 Re. La volta scorsa abbiamo ascoltato la storia di questa donna che si stava preparando a quello che pensava sarebbe stato il suo ultimo pasto. Aveva soltanto una manciata di farina e un po’ d’olio, e aveva detto a Elia: «Sto raccogliendo due pezzi di legna; poi andrò a preparare ciò per me e per mio figlio; lo mangeremo e poi moriremo». Era arrivata al limite di ciò che poteva fare per sé stessa. Ma Dio aveva altri piani. Attraverso Elia, Dio aveva promesso che la farina non sarebbe venuta meno e che l’olio non si sarebbe esaurito fino al giorno in cui avrebbe mandato la pioggia sulla terra. Ed è proprio quello che accadde. Giorno dopo giorno, Dio provvide. La vedova e suo figlio continuarono a mangiare. Dio aveva risposto a un bisogno che sembrava impossibile da soddisfare.
Si potrebbe pensare che, dopo aver vissuto qualcosa del genere, quella donna non avrebbe mai più dubitato della bontà di Dio. Ma poi suo figlio si ammala. Le sue condizioni peggiorano sempre di più, fino a quando smette di respirare. E improvvisamente, la donna che aveva appena sperimentato la provvidenza di Dio è sopraffatta da ciò che è accaduto. Dice a Elia: «Che ho a che fare con te, o uomo di Dio? Sei venuto da me per ricordare la mia colpa e per far morire mio figlio!».
Non è forse qualcosa di molto umano? Dio risponde a una nostra preghiera, e poi arriva un’altra difficoltà, e cominciamo a chiederci se Egli si sia dimenticato di noi. Possiamo ricordare la fedeltà di Dio quando guardiamo al passato, ma quando il problema di oggi è proprio davanti a noi, può essere molto difficile vedere qualsiasi altra cosa.
Forse è successo anche a voi. Avete pregato per trovare un lavoro e, alla fine, Dio ha provveduto. Avete pregato per una situazione familiare e Dio vi ha sostenuto attraverso un periodo difficile. Avete pregato per un bisogno economico e, in qualche modo, il necessario è arrivato proprio quando ne avevate bisogno. Avete pregato per una guarigione, per una guida, perché si aprisse una porta, e alla fine avete visto la mano di Dio all’opera. E poi succede qualcos’altro. Arriva un nuovo problema e improvvisamente vi ritrovate a chiedere: «Dio, dove sei adesso?».
La storia della vedova ci incoraggia, quando questo accade, a fare qualche passo indietro. Prima di permettere alla difficoltà presente di dirci che cosa Dio stia facendo, fermiamoci e ricordiamo. Che cosa ha già fatto Dio? Dove ho visto la sua fedeltà? A quali preghiere ha risposto? In quali modi ha provveduto per me, anche quando pensavo che non ci fosse alcuna soluzione? Il problema che abbiamo davanti può essere reale, serio e doloroso, ma non è tutta la storia.
E c’è un’altra domanda che possiamo porci: «Perché Dio sta facendo questo?». Non perché troveremo sempre una risposta. La Scrittura non ci promette questo. La vedova non capiva perché suo figlio fosse morto. Elia non aveva una spiegazione da darle. Ma fare questa domanda può ricordarci che noi non vediamo il quadro completo. Dio sì. Noi vediamo un momento; Lui vede l’inizio e la fine. Noi vediamo il problema; Lui vede ciò che ancora non possiamo vedere.
Questo non significa che ogni tragedia ci verrà spiegata in questa vita. A volte potremmo non capire mai perché sia accaduta una determinata cosa. E dobbiamo stare attenti a dare risposte facili alle persone che soffrono. Non dovremmo dire a qualcuno che sta vivendo un lutto che sappiamo esattamente perché Dio abbia permesso quella sofferenza. A volte la cosa più fedele che possiamo dire è semplicemente: «Non so perché sia successo, ma so chi è Dio».
Elia non diede alla vedova una spiegazione teologica. Prese suo figlio, lo portò nella stanza superiore, lo depose sul proprio letto e gridò al Signore. Portò davanti a Dio quella situazione impossibile. E Dio lo ascoltò. La vita del bambino tornò in lui ed Elia lo riportò da sua madre. Allora la donna disse: «Ora riconosco che tu sei un uomo di Dio e che la parola del Signore, nella tua bocca, è verità».
Poi arriviamo al Vangelo secondo Luca e vediamo qualcosa di ancora più grande. Gesù entra nella città di Nain e, mentre si avvicina alla porta della città, incontra un corteo funebre. È morto un giovane, l’unico figlio di sua madre, e questa donna è vedova. Ancora una volta abbiamo una vedova che ha perso il suo unico figlio. Ancora una volta la morte è entrata in una famiglia e ha lasciato una persona davanti a un futuro che improvvisamente appare completamente diverso.
Ma questa volta non è Elia ad avvicinarsi. È Gesù.
E Luca ci offre una frase bellissima: «Quando il Signore la vide, ebbe compassione di lei». Gesù la vede. Vede il suo dolore. Sa che cosa significa quella morte per lei. E non rimane semplicemente a distanza, offrendo qualche parola di incoraggiamento. Si avvicina. Gesù le dice: «Non piangere». Poi si avvicina e tocca la bara, e dice: «Ragazzo, dico a te, alzati!». E il morto si mette a sedere e comincia a parlare. Gesù poi lo restituisce a sua madre.
C’è qualcosa che non dobbiamo perdere di vista. Gesù non si interessa soltanto ai problemi in generale. Egli vede le singole persone. Vede proprio quella vedova. Vede proprio quel figlio. Vede proprio quel dolore. E lo stesso Signore che vide lei vede anche te. Egli vede ciò che stai portando dentro di te in questo momento. Vede le preghiere che stai facendo da mesi, forse da anni. Vede la situazione che non sai come risolvere. Vede il dolore che forse non sai nemmeno come esprimere. Vede le domande che hai paura persino di fare. E non rimane lontano.
A volte pensiamo che, siccome è accaduto qualcosa di doloroso, Dio abbia smesso di interessarsi a noi. Ma la croce ci mostra il contrario. Guardate ciò che Dio ha già fatto. Non è rimasto lontano dalla nostra sofferenza. È venuto in questo mondo in Gesù Cristo. Ha assunto la nostra carne. È entrato nella nostra condizione spezzata. Ha portato il nostro peccato. È andato sulla croce e ha dato la sua vita per noi. E poi è risorto dai morti.
Per questo, quando ci troviamo in un momento difficile, possiamo fare qualche passo indietro e ricordare ciò che Dio ha già fatto. Potremmo non capire ciò che sta facendo adesso, ma sappiamo ciò che ha fatto in Cristo. Sappiamo che non ci ha abbandonati. Sappiamo che ci ha amati al punto da dare suo Figlio per noi. Sappiamo che la tomba non ha potuto trattenere Gesù e, perciò, la tomba non avrà l’ultima parola su coloro che appartengono a Lui.
Le parole di Paolo in Efesini diventano particolarmente significative qui. Egli prega che Dio ci rafforzi con potenza, mediante il suo Spirito, nell’uomo interiore, che Cristo abiti nei nostri cuori per mezzo della fede e che siamo «radicati e fondati nell’amore». E poi prega che possiamo conoscere l’amore di Cristo, un amore che sorpassa ogni conoscenza. Ci saranno momenti in cui le vie di Dio supereranno la nostra comprensione. Ci saranno preghiere delle quali non capiremo la risposta. Ci saranno sofferenze nelle quali non riusciremo a vedere lo scopo. Ma l’amore di Dio non dipende dalla nostra capacità di comprendere il suo piano.
Perciò, quando arriva qualcosa di brutto dopo che abbiamo visto Dio provvedere, non dimentichiamo immediatamente ciò che Egli ha già fatto. Facciamo qualche passo indietro. Ricordiamo. Ricordiamo le preghiere alle quali ha risposto. Ricordiamo le volte in cui ha provveduto quando non riuscivamo a vedere una via d’uscita. Ricordiamo le persone che ha messo nella nostra vita. Ricordiamo le sue promesse. E soprattutto, ricordiamo Cristo.
Questo non significa che il nostro dolore non sia reale. Non significa che dobbiamo fingere che vada tutto bene. La vedova pianse. Elia gridò a Dio. Gesù stesso pianse davanti alla tomba di Lazzaro. Possiamo soffrire. Possiamo fare domande. Possiamo dire: «Signore, non capisco». Ma possiamo dire queste parole continuando comunque a rimanere aggrappati a Lui.
Perché la nostra speranza non si fonda sul fatto di avere una spiegazione per ogni cosa. La nostra speranza si fonda su Colui che ci ha già mostrato il suo amore. La vedova ricevette nuovamente suo figlio, ma un giorno quel figlio sarebbe morto ancora. Il giovane di Nain fu riportato alla vita, ma anche lui, un giorno, avrebbe affrontato la morte. Questi miracoli indicavano qualcosa di ancora più grande: la risurrezione che Gesù stesso avrebbe compiuto. Un giorno Cristo parlerà ancora e i morti udranno la sua voce. Colui che disse al giovane «Alzati!» è lo stesso Signore che è risorto dalla tomba e che promette la risurrezione al suo popolo.
Perciò, quando arriverà la prossima difficoltà — e arriverà — non permettere a quel singolo momento di cancellare tutto ciò che Dio ha già fatto. Fermati. Fai qualche passo indietro. Ricorda. Porta a Lui le tue domande. E quando non riesci a comprendere la sua risposta, aggrappati a ciò che invece sai.
Sai che Cristo è morto per te. Sai che Cristo è risorto per te. Sai che Egli ti vede. Sai che ha promesso di essere con te. E sai che, qualunque cosa accada in questa vita, nemmeno la morte potrà separarti dalla vita che Egli ha promesso. Non sempre capiremo ciò che Dio sta facendo. Ma possiamo fidarci del Dio che ci ha già mostrato chi è.
